Hanno i road-name, nomi di battaglia che servono ad identificarsi tra di loro e a presentarsi ai bambini, come per riconoscere una nuova vita anche nella missione a cui si sono dedicati. Sono avvocati, medici, liberi professionisti, operai; gente comune che incontriamo ogni giorno.

Ma sono anche motociclisti, di quelli che vediamo nei film e che, inutile fare gli ipocriti, non sempre ci ispirano fiducia. Eppure per molti bambini questi motociclisti sono degli angeli, con i loro tatuaggi, i loro abiti di pelle, i loro orecchini, la loro barba lunga e, soprattutto, il loro cuore così grande da stupire.

Sono i fratelli di B.A.C.A. Italia, acronimo di Bikers Against Child Abuse (motociclisti contro l’abuso dei bambini); chiamarla “associazione” sarebbe troppo formale e chiamarla “confraternita” potrebbe essere un errore. Sono motociclisti che mettono a disposizione il loro tempo, le loro competenze e soprattutto il loro cuore, per offrire ai bambini vittime di abusi un sostegno e soprattutto persone che possano per infondere loro di nuovo fiducia negli adulti.

Il movimento nasce in America 20 anni fa, su iniziativa di Chief, un biker che di lavoro fa lo psicologo clinico specializzato in traumi infantili, lui stesso abusato da piccolo, che decise di mettere la sua esperienza a servizio degli altri. L’esperienza di sentirsi protetto all’interno del modo bikers, di avere persone che avrebbero condiviso con lui i problemi ed avrebbero fatto di tutto per farlo reagire e sentire protetto.

Circa 10.000 volontari in 52 stati nel mondo e 7 province italiane che si impegnano a dare supporto ai bambini che hanno oramai perso fiducia negli adulti.

Li conosco quasi per caso, un articolo riproposto da Google, una rapida ricerca su internet ed una mail mandata per avere un contatto. Su Youtube i filmati sono molti e come sempre, le belle realtà sono spesso sconosciute.

Mi risponde Moon, il nome vero non sarò io a rivelarlo. Anche se a distanza, mi accompagna nel mondo del B.A.C.A. facendomelo apprezzare.

Si accetta uno stile di vita con regole chiare e precise, si intraprende un lungo percorso formativo sotto il profilo psicologico e giuridico, e solo se merita fiducia dai decani, un biker può diventare l’angelo custode di un bambino che ha bisogno di aiuto.

mi dice Moon <<perché sbaglieremmo con un bambino che ha già perso fiducia negli adulti, e rischieremmo quindi di causargli ulteriori danni>>.

In America, il B.A.C.A. agisce in maniera differente rispetto a quanto accade in Italia, non solo incontrando il bambino che ha bisogno d’aiuto, regalandogli un giubbotto in pelle con il logo B.A.C.A., vegliando sotto la sua casa, girando con le moto nel quartiere, facendo campagne di sensibilizzazione e soprattutto facendo capire che sono l’ostacolo tra il bambino e chi vuole fargli del male; possono anche recarsi nei tribunali, per infondere coraggio ai bambini che si trovano a testimoniare contro il loro orco.

In Italia, le norme del Codice di Procedura Penale non consentono la presenza del minore nelle aule di un Tribunale quindi i biker agiscono a supporto dei bambini sia all’interno delle strutture preposte ad accogliere i bambini vittime di diverse forme di disagio o violenza, sia in collaborazione con le istituzioni per entrare in contatto con i bambini anche in ambienti famigliari

Esistono sedi ad Aosta, Genova, Pavia, Piacenza, Cremona, Modena, Brescia e Verona, mentre sedi temporanee o in via di apertura sono a Treviso, Roma, Sassari, Perugia, Pescara e Caltanissetta. Ogni Sede entra in contatto con le autorità competenti (Questura, assistenti sociali oppure il Tribunale dei Minori per fare un esempio) e si mettono a loro disposizione. Non sempre la risposta è immediata e positiva perché talvolta ci si nasconde dietro un pregiudizio di forma e non si vede un’opportunità di sostanza.

Eppure il B.A.C.A. opera brillantemente in Italia, supportando ed operando con un numero crescente di minori sia all’interno delle strutture che nelle famiglie.

I dati della Polizia di Stato sulle violenze verso i minori sono avvilenti perché si registrano vergognosi aumenti ogni anno, così come gli episodi di bullismo nelle scuole.

mi dice Moon proprio parlando dell’attività di prevenzione che il B.A.C.A. fa nelle scuole.

<<E’ successo che qualcuno, dopo averci incontrato, ha ammesso di aver sbagliato>> e questo è un altro successo di B.A.C.A.

L’attività nelle scuole si affianca all’attività di sostegno; due attività che non sono parallele ma anche una può essere d’aiuto ad un’altra, anche se la vera soluzione sarebbe che gli adulti tornassero a non sfogare i loro problemi con i bambini.

Smorziamo un po’ i toni dell’intervista perché gli argomenti sanno essere pesanti. Confesso a Moon di avere paura di andare in motocicletta (forse perché mio fratello Enrico mi ha fatto cadere due volte da piccolo???).

Mi risponde ridendo e sapendo quello che fanno, la voglia di salire su quella motocicletta, si affaccia prepotente.

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