I Carabinieri denunciano un signore di 64 anni di Poggio Mirteto (RI) perché lucrava sulle spese mediche del fratello affetto da sindrome di Down, presentando documentazione che gli uomini dell’Arma hanno appurato essere falsa (fonte: “Il Messaggero”, cronaca di Rieti del 21 Marzo 2016).

Per un ridicolo fatto di privacy non posso mettere il suo nome ma solo la sua iniziale: E, un ex ragioniere.

Il fatto è vergognoso e, personalmente, sono d’accordo con il Governo Giapponese che spedisce i truffatori direttamente davanti al boia senza troppi complimenti e senza troppe giustificazioni.

Ma questa volta, non bisogna fermarsi solo all’indignazione del fatto, dobbiamo pensare a quello che c’è intorno, dove per la colpa di uno, altre persone dai sentimenti più sinceri, pagano le conseguenze. E le pagano in maniera pesante.

Sapete cosa vuol dire essere strappati alla libera quotidianità di tutti i giorni contro la vostra volontà? E quando questo avviene ed hai solo tuo fratello come punto di riferimento? E quando questo avviene e gesti facili come parlare o vestirsi ti sono ostacola dalla malattia?

Questo è quello che accade a Pietro Paolo, classe 1959 ed affetto dalla sindrome di Down, che dal Dicembre 2015 è stato allontanato dal fratello Francesco, un maresciallo in pensione della Croce Rossa, che da tutta la vita si preoccupa di amare il fratello.

E non era lui il fratello che faceva “la cresta” sulle spese mediche.

Un amore, quello di Francesco, indiscutibile e reale, senza “se” e senza “ma”, al punto di aver rinunciato a percepire la pensione di accompagnamento di Pietro Paolo perché non ha bisogno di quei soldi e non vuole dare adito alle malelingue di parlare a sproposito.

Eppure, quell’amore non basta ai Burocrati che un bel giorno, senza dare ancora una reale giustificazione dell’accaduto e con la complicità dell’Assistente Sociale, allontanano Pietro Paolo da Francesco e lo portano in una casa famiglia che di fatto diventa una prigione.

Francesco pensa che tutto sia dovuto all’indagine ed alla successiva denuncia che coinvolge il fratello, come se anche lui potesse essere indotto in tentazioni nel chiedere più soldi del dovuto alla ASL. Ma nessuno conferma o smentisce la sua ipotesi.

Pietro Paolo non parla, si spiega a gesti e, con il cuore puro e sincero tipico di questa sindrome, quando vede il fratello lo stringe e lo abbraccia per fargli capire che lì non ci vuole stare.

Un abbraccio che spesso viene negato; Francesco per vedere il fratello deve fare una richiesta scritta ed è facile che venga ostacolata la gioia di quell’abbraccio, adducendo spesso motivazioni che puzzano di scuse. Perché per i signori che decidono la vita degli altri, Pietro Paolo impegna attivamente il suo tempo facendo attività di laboratorio di lunedì, corso di teatro di martedì ed attività di comunità il giovedì e la domenica pranza con i coatti amici della Caritas. E per “coatti” intendo obbligatori.

Ma qualcuno si è mai chiesto come vuole passare il suo tempo Pietro Paolo?

Qualcuno si è chiesto cosa lo fa felice?

Qualcuno ha trasformato Pietro Paolo in una matricola e Francesco in un indegno fratello, facendolo complice di colpe che non ha.

Non si da pace Francesco perché pretende una spiegazione su quello che sta accadendo. Lui è andato a parlare con il giudice, ha cercato di capire e di “negoziare” quell’amore, ma il Giudice non si è preoccupata minimamente di spennellare le carte bollate che compila con un po’ di umanità e comprensione.

Pietro Paolo è solo, urla al vento la sua voglia di stare con il fratello che, dall’altra parte, combatte con i mulini a vento di una burocrazia sorda ed ottusa ed una colpa, non la sua, che lo marchia a fuoco ingiustamente.

Eppure non ci vuole molto a risolvere questa situazione: ci vuole un po’ di umanità e di vera giustizia. Ma prima di questo, bisogna rispondere ad una domanda semplice e diretta.

Perché?

E dopo che abbiamo risposto, aggiungiamo la ciliegina sulla torta: per Pasqua, Francesco non avrà il piacere di stare con Pietro Paolo, perché l’Assistente Sociale ha deciso che starà con l’altro Fratello, quello che con molta creatività, abbonda nelle richieste di rimborso alla ASL.

Il Comune di Poggio Mirteto non ha un’assistente sociale ma si appoggia ad una professionista esterna, di Roma, che lavora “a fattura” e concede l’affetto del fratello non a chi merita e neanche a chi si comporta bene, ma a chi fa prima la domanda.

Come se Pietro Paolo, fosse il trofeo per una gara.

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