Taranto, lo scenario è il concerto del primo maggio all’area archeologica organizzato dal comitato Liberi e Pensanti. Musica, cantanti noti e meno noti e momenti di dialogo: è il 1 Maggio 2016.

Questo concerto è l’antagonista del Concertone di Roma a San Giovanni dove sindacalisti ipocriti e strapagati salgono sul palco per difendere diritti di lavoratori che neanche loro conoscono. Qui loro non coinvolgono sindacati e non prendono nessun euro da nessuno: si finanziano vendendo birra e vino e non fa niente che durante il concerto incitano le persone a bere.

A Taranto si lotta per la città: si combatte contro un mostro chiamato Ilva che con i suoi fumi velenosi, ha dato da mangiare a diverse famiglie a partire dal 1905 ed oggi, nonostante l’amministrazione straordinaria, sfama più di 15.000 famiglie.

Il mostro ha provocato morti per leucemia e malformazioni infantili, e queste “mostruosità” vengono chiamate con il termine di effetti collaterali del progresso.

Ma il comitato liberi e pensanti, del progresso, non gliene frega nulla. Loro dicono “cazzo” ma credo che questa parola sia stata usata anche troppo a Taranto e qui, possiamo evitarla.

Ma non posso evitare di considerare i momenti di dialogo tra un artista ed un altro, una zuppa di populismo. Ho sentito dire le solite, stesse, ristagnanti parole con un cronico intercalare della parola “cazzo”.

Si sono scagliati contro il governo Renzi, i sindacati, gli interessi dei potenti, la fame delle famiglie, la salute che a Taranto è una moneta lanciata in aria.

Ma non ho sentito proposte di rivolta; “ribellatevi” è stato il grido di battaglia continua ma non ho sentito neanche una proposta di attività, un “come, dove e quando” che avesse potuto indirizzare chi realmente voleva ribellarsi e cercare di cambiare le cose che non andavano.

Perché poi i partecipanti del concerto del 1 Maggio, di cambiare le cose, proprio non ne hanno idea.

Ho camminato a lungo in mezzo a quei ragazzi, pieni di vino e birra in corpo già dall’ora di pranzo, che trovavi a ballare come se avessero una crisi epilettica, a bere come lavandini direttamente dalla bottiglia oppure sdraiati a terra, in mezzo al fango, senza un briciolo di dignità ed ubriachi.

Se gli chiedevi perché erano lì di sicuro non sapevano rispondere e quando sul palco è salita la madre di Aldrovandi, il solito “cretino” che si metteva davanti alla telecamera lo trovavi perché, di quello che accadeva intorno, non gli fregava un cazzo.

Annunci