Mi ero ripromesso di non intervenire.

Esordisce così l’ex colonnello dei Carabinieri Salvino Paternò in una nota affidata ai social.

Volevo mantenere un dovuto riserbo sulla vicenda Cucchi almeno fino alla sua conclusione. Avevo anche consigliato al Maresciallo Roberto Mandolini, quando mi ha contattato in privato, di mantenere un profilo basso (chi ha ragione non ha necessità di urlarlo ogni giorno). Odio i processi mediatici, gli investigatori della domenica, i criminologi da strapazzo, i criminalisti di Paperopoli e gli esternatori compulsivi, ma ancora di più non sopporto il tifo da stadio che si genera su vicende penali al vaglio della magistratura (da una parte e dall’altra).
Mi rendo però conto che non è possibile continuare a far finta di non vedere. A questo punto è necessario prendere posizione. E quindi lo faccio, senza però entrare nel merito del processo in corso, quello stesso procedimento che si trascina da anni, dove testimoni e perizie dicono tutto e il contrario di tutto.

Ho avuto il piacere di conoscere il Colonnello Paternò quando ero un reporter corrispondente a Rieti, città dove operava; spesso ho seguito il suo lavoro, per quello che ho potuto gli ho dato una mano ma soprattutto ho avuto una cosa di cui mi pregio (se potessi la metterei nel biglietto da visita): la sua fiducia.

Metto anche la pratica del “politicamente corretto” a posto premettendo che è fin troppo condivisibile il dolore dei familiari e che se qualcuno ha sbagliato è normale che paghi e se è un pubblico ufficiale, che paghi il doppio…. ma queste sono solo banalità!

Infatti! Banalità e parole fatte. Ma sentite

Quello che invece non è banale ma suscita indignazione è la gogna mediatica che si è furiosamente scatenata sui social. Ai leoni da tastiera, odiatori di professione delle forze dell’ordine, pavidi trogloditi, non pare vero lanciare i loro grugniti indisturbati. E così è tutto un fiorire di “Ammazziamo Mandolini! Riuniamoci sotto casa di questo bastardo, pezzo di merda! Pestiamogli i figli!” … complimenti!

E su questo ha ragione, perché siamo purtroppo sempre troppo spesso impegnati a parlare nascosti dietro una tastiera, sicuri che nessuno verrà mai a chiederci di conto di quello che facciamo.

Sinceramente, però, non sono loro che preoccupano: si tratta dei soliti idioti che si qualificano da soli, non meritano neanche grande attenzione.
Quello che invece è allarmante è la discesa in campo degli intellettualoidi radical chic alla Saviano maniera. Costui, facendo suo un brano di quell’altro campione di Bonini (autore del libro ACAB… e ho detto tutto), asserisce testualmente che “nel gergo di certi sbirri, quelli come Cucchi hanno il nome all’anagrafe scritto a matita. Perché cancellarlo è un attimo”. Complimenti!
Mhà! Io che mi vanto di essere stato uno “Sbirro”, sta minchiata non l’ho mai sentita. Probabilmente ero distratto, forse anche i miei ricordi sono scritti a matita e non stampati in pagine patinate di best sellers. Per cui, se lo dicono loro come smentirli? Guai a smentirli! Chi ci prova, come ha garbatamente fatto Lia Staropoli, finisce nel linciaggio mediatico. D’altronde a che servono i processi? Ma a questo punto risparmiamoli i soldi per la giustizia, tanto la condanna è già avvenuta.
Avendo purtroppo una certa età, questa storia mi ricorda il commissario Calabresi e la relativa mobilitazione dei vip benpensanti che causò il martirio dello “sbirro infame”. Purtroppo il lupo perde il pelo ma non il vizio e la mamma dei cretini è sempre incinta. E, infatti, è notizia odierna dell’irruzione in casa del Maresciallo da parte di ignoti ladri (o presunti tali) con annessa devastazione. Complimenti anche a loro!
Un ultimo pensiero va alla sorella di Stefano Cucchi. Le consiglio di conoscere la signora Olimpia Orioli, una madre a cui decenni fa hanno strappato il figlio e che, pur battendosi da sola come una leonessa per tentare di far luce su quell’assassinio, ancora non ci è riuscita. Quella donna minuta, ma di un vigore granitico, ha sempre urlato il suo dolore senza però mai lanciare accuse non provate, ha cercato la verità, anche se scomoda, ha chiesto giustizia e mai vendetta. E lei si batteva contro i veri poteri forti e non certo contro tre carabinieri che non hanno neanche i soldi per pagarsi l’avvocato.

Innegabili parole forti.

Ebbene, come dicevo, è il momento di prendere posizione e io ho deciso di fare una donazione per contribuire alle spese legali degli indagati. E non lo faccio per far assolvere degli assassini in divisa, ma solo per assicurargli un giusto processo (chi vuole contribuire può chiedere le coordinate direttamente al Maresciallo Mandolini).
Già lo so che avendo il profilo aperto, riceverò anche io i miei dovuti insulti. Non sperate che vi risponda, per fortuna c’è il tasto “blocca” (magari ne esistesse uno simile nella vita reale). Analogamente invito i miei contatti a non scendere al livello dei decerebrati di cui sopra. Chiedo anche di non intervenire citandomi stralci delle indagini in corso, se volete farlo andate a Porta a Porta o in altre trasmissioni del genere.

La provocazione nel suo stile.

Se poi qualche “eroe” volesse venire anche sotto casa mia… che vi devo dire? Non scrivetelo…fatelo!

Ho scelto di riportare questo brano del Colonnello Paternò perché sposo appieno la sua causa. Sul caso Cucchi ho le mie idee, piaceranno a poche persone perché oramai Stefano è una vittima del sistema ma non fa nulla: le tengo per me perché ho altre cose da fare durante il giorno che non rispondere a qualunque accusa.

Però una domanda me la pongo spesso quando penso a questa storia: ma dove abbiamo condannato il fatto che spacciava droga?

Non che questo giustifichi il suo pestaggio, la sua morte e l’omertà che tanto piace all’Italia: questo non lo concepisco neanche io che invece reintrodurrei la pena di morte in Italia per diversi reati, sul modello cinese che manda al patibolo anche gli spacciatori di droga.

Trovo comunque vergognoso il comportamento della famiglia Cucchi che vuole giustizia, che urla giustizia, che è avida di giustizia, ma non disdegna incarichi remunerati come Ilaria che aveva accettato nel 2014 di fare l’inviata per RAI, oppure nel 2016 di candidarsi in politica. Cosa centra questo con la GIUSTIZIA? O devo fare un pensiero maligno, credendo che su questa storia vogliano lucrarci?

I colpevoli devono pagare e duramente: purtroppo in Italia questo non accade quasi mai. Ma accade che a decidere chi è colpevole sia il popolo del bar, e non il Magistrato e quest’ultimo non perda tempo a studiare le carte ma vada dove tira il vento.

A mio avviso il colpevole potrebbe essere lo stesso Cucchi, che non potrà mai dire la sua verità. Potrebbero essere i Carabinieri. Potrebbero essere gli altri detenuti. Potrebbero essere i medici. Non è mio compito (ed interesse) scoprirlo.

Però penso che il gesto del Colonnello Paternò debba dar riflettere: diamo la possibilità ad un povero Cristo di difendersi se è innocente. Ma soprattutto, smettiamo di sentirci troppo in dovere di giudicare.

La morte fa schifo comunque.

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