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Per chi sta a casa, una partita di Champions League dura 90 minuti.

Qualche cosa di più con i supplementari ed eventuali rigori (quando andiamo avanti con i gironi) e se guarda le interviste post partita. Escludiamo le trasmissioni sportive, gli approfondimenti ed i collegamenti prima e dopo di una partita.

Per chi è un tecnico, una partita dura un po’ di più: non meno di due giorni.

Andiamo per ordine, perché purtroppo chi non è del mestiere non può immaginare la mole di lavoro che c’è dietro la trasmissione di una partita di calcio; analizziamolo dal punto di vista di un service che realizza un’integrazione.

Prima di tutto va detto che la partita che vediamo viene realizzata da una regia chiamata Host Broadcaster che ha determinati vincoli produttivi (diverse telecamere con ottiche lunghe molto costose, replay ad alta velocità, diverse uscite audio ma soprattutto distributori audio video che danno i diversi segnali alle altre aziende) e deve investire attrezzature nell’ordine di milioni di euro. Una regia può arrivare a costare più di 10.000.000 di Euro mentre una telecamera singola anche 110.000 Euro. Una partita può impegnare anche 35 telecamere, il tutto sotto gli occhi ignari dello spettatore.

Ci sono orari precisi per tutto, dal calcio d’inizio a quando viene messa in onda la grafica. Anche gli stacchi della regia seguono un rigido protocollo dettato dalla UEFA, ma resta il fatto che il regista ha un suo margine di scelta.

Per chi realizza l’integrazione, il discorso diviene più facile ma delle volte più difficile.

Quando giorno prima dell’evento, dopo che l’ufficio ha inviato tutti i dati per gli accrediti con nome, cognome, matricola, fotografia e mansione (per ogni evento, in base alla tipologia del lavoro non vengono rilasciati più di determinati accrediti), arriva da parte della UEFA un piano di produzione. In quasi 40 pagine, vengono poste indicazioni sulla stesa dei cavi, le distanze, il posizionamento delle telecamere ed il parcheggio dei mezzi. C’è uno schema ben preciso che non può essere modificato salvo rari casi e comunque dopo diverse mediazioni.

Il giorno della partita è chiamato MD (Match Day) e quelli precedenti MD-1 oppure MD-2.

I mezzi vengono fatti accede al campo nel tardo pomeriggio del MD-2; qualche volta viene permesso di cominciare l’allestimento, delle volte si può solo fare il sopralluogo del campo, delle volte si torna subito in albergo.

Alcuni stadi hanno il pre-cabling, ovvero hanno l’impianto di cavi televisivi e la fibra ottica (usata per l’audio) già allestita e l’unica cosa che va fatta è collegarsi alle bagagliere accanto ai mezzi ed ai bocchettoni vicino alle postazioni. Quando questo non è possibile i cavi devono essere stesi in percorsi rigidi imposti dalla UEFA.

Qualche aneddoto: per la finale di Champions League 2016 di Milano, per allestire una postazione di 3 telecamere furono stesi dal sottoscritto e dai colleghi 5km di cavi in cunicoli che sarebbero risultati stretti anche ai 7 nanni. Lo stadio del Barcellona ha un cablaggio lungo ma facile. Lo stadio di Parigi è un patimento. Lo stadio di Borisov in Bielorussia può essere allestito da 4 persone (come è successo a noi perché il resto dei colleghi non riuscivano ad arrivare per un problema a Mosca con i visti di transito) perché è stato organizzato da un regista televisivo.

L’allestimento dell’impianto avviene nel MD-1 e normalmente si hanno 5 ore in media perché i primi collegamenti partono alle 14:00.

Mentre una squadra stende i cavi, una prepara le telecamere e le dotazioni delle postazioni di collegamento ed una va a seguire la conferenza stampa dell’allenatore (quando non è fornita dall’host broadcaster) e realizza i servizi di supporto.

Il proseguimento della giornata? Nel prossimo articolo.

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