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Come detto nel precedente articolo, mentre una squadra stende i cavi, una prepara le telecamere e le dotazioni delle postazioni di collegamento ed una va a seguire la conferenza stampa dell’allenatore (quando non è fornita dall’host broadcaster) e realizza i servizi di supporto.

Quest’ultima comincia già da subito a lavorare con determinate difficoltà: prima di tutto, trovare una buona posizione per seguire la conferenza stampa, perché spesso le sale sono piccoline, troppo per poter contenere tutti gli operatori, i fotografi ed i giornalisti presenti.

E poi bisogna collegare il cavo audio al distributore perché altri microfoni sul tavolo non possono essere messi e subito dopo la conferenza bisogna estrapolare la battuta che ha detto Tizio o Caio facendo riferimento ad un codice orario (time code) preciso sincronizzato sull’orologio del giornalista che in quel modo riesce a trovare subito la frase per il montaggio.

Intanto, nello stadio, la stesura dei cavi procede ed anche le telecamere vengono montate. Le posizioni vengono date da un delegato UEFA che le scrive su appositi cartelli messi in campo. Ci sono degli spazi stretti dove posizionale la telecamera, la luce, il carrello cronista con il monitor di ritorno, l’impianto audio, i microfoni principali e quelli di scorta.

Le postazioni per le telecamere sono diverse:

  • La Pitch (il bordo campo);
  • La Pitch View Studio (lo studiolo con vista sul campo);
  • La Retro Porta Sinistra o Destra (le telecamere dietro la porta);
  • La Reverse (la telecamera opposta al campo);
  • La Super Flash (le intervista immediatamente dopo la partita);
  • La Flash (per le interviste post-partita);
  • La Mix (per le interviste quando i giocatori vanno al pullman);

Ognuna di queste ha un cablaggio tutto suo, ha dei cunicoli dove far passare i cavi il tutto nell’ottica di non far vedere nulla allo spettatore.

I tecnici audio, hanno anche la postazione commento spesso in alto, ma il più delle volte già fornita della fibra per il passaggio del segnale audio (mentre a Barcellona, si stendono aerei circa 80mt di cavo).

Fuori, il tecnico satellitare con l’aiuto di una bussola, definisce il SUD geografico. In quella posizione è posizionato un satellite di riferimento che è l’Hotbird 13°EST. Una volta rintracciato, si muove attraverso l’etere a cercare il satellite assegnato. E poi setta gli apparati di trasmissione che sono talmente complicati che spiegarli ora sarebbe riduttivo. Comunque è il compito più delicato perché se quello va male, la trasmissione non si vede.

Tutto è pronto: tecnicamente si dice che l’impianto è consegnato. Ora è il momento delle prove.

I tecnici video fanno le prove con il controllo camere che monitora il segnale, lo regola e lo uniforma a tutte le altre telecamere attraverso degli strumenti. Viene controllata l’ottica che sia allineata precisa alla telecamera, viene bilanciato il bianco (il bianco è la somma dei 3 colori primari e dei 3 secondari e quindi bilanciando il bianco si bilanciano tutti). Si controlla l’incarnato di un soggetto. E poi con il mixer video si controlla che il tally (la luce rossa che indica di essere in onda) si accenda per non confondere l’operatore e che nei ritorno il segnale arrivi giusto.

I tecnici audio provano con il mixer audio che i microfoni siano incanalati nel verso giusto, che i ritorni telefonici dallo studio al giornalista arrivi in maniera corretta, che i toni del microfono siano corretti e che le varie postazioni si parlino tra di loro ma che solo determinate cose vadano in onda. E poi si instradano i segnali dell’intercom, per parlarsi solo con determinate figure. I cameraman con il controllo e la regia, i tecnici audio solo con il mixer, la regia con tutti…

I test sono positivi, non c’è spazio per l’errore, si comincia la seconda parte del lavoro: i collegamenti. Alcuni giornalisti vengono in tempo utile per fare altre prove che possono svolgersi solo alla loro presenza (il controllo della luce, il tono di voce, l’altezza della telecamera) altri all’ultimo secondo ed è solo la professionalità dei tecnici che permette il corretto svolgimento.

Dallo studio (Milano, ma anche Barcellona o Parigi) la regia principale chiama la regia dell’integrazione per ibridare il ritorno al giornalista (sentire via telefono la trasmissione e rispondere quando gli viene passata la linea) e la tecnica al regista (quindi parlare con la regia principale).

I collegamenti cominciano, vanno avanti il pomeriggio e la sera, in genere verso le 21:00, il montatore assembla il pezzo da mandare in onda la notte ed il giorno dopo, che è un riepilogo della giornata. E poi si va a letto, pronti per il fatidico MD.

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