Sono in aereo, un A320 che mi porta da Atene a Roma. La mia avventura in Grecia è finita, l’aereo è in quota, penso a quello che ho vissuto.

Dopo circa 16 anni di spedizioni all’estero, reportage, situazioni difficili e quasi border line, mi trovo veramente dell’impossibilità di capire da dove cominciare.

Mille erano le persone che avrebbero meritato di introdurre il discorso e mille le persone che non meritavano di essere messe come seconde. Ma questo non è possibile perché la vita è una percorso.

E penso a Cristina Caterina Spiropoulou, la guida greca che in questi giorni ci ha affiancato sopportandoci e supportandoci, che spesso al limite delle lacrime si è lamentata di come il popolo greco fosse arrivato a questa situazione.

E poi penso agli Euzoni, le guardie presidenziali che, ogni ora, compiono il loro rituale di cambio della guardia in maniera impeccabile e con movimenti dettati da un rigido protocollo ed una decennale storia, che con il loro sguardo impassibile si dimostrano fieri di quello che fanno.

E poi penso al collega ed amico Donato, il cameraman, che durante delle riprese al mercato di Varazakis ha dato dei soldi ad un’anziana signora per permettergli di fare la spesa e lei, con la sua povertà ma prima ancora la sua dignità, la speso 6 della 50 euro a disposizione, perché quell’elemosina pesava molto.

E penso al senza tetto che stava sdraiato a piazza Syntagma con il sacchetto per la raccolta delle urine che guardava un punto indefinito dello spazio, immaginando chissà che cosa o forse sperando che quel calvario finisse quanto prima.

E poi il parcheggiatore che, al momento dei saluti, mi ha stretto la mano con affetto e mi ha augurato buona fortuna per la vita anche se, quell’augurio, doveva essere rivolto a lui.

Forse il modo di cominciare l’ho trovato.

Cara Cristina, il tuo nome NON è di fantasia, questa volta non ho voglia di scrivere un testo sperando che qualcuno capisca il messaggio. Questa volta voglio scrivere direttamente a te, lasciando che la rete ti mandi diretto il mio pensiero che in questi giorni forse per via della fretta e della stanchezza non sono riuscito a farti avere.

Perché dici che siete il terzo mondo?

Solo perché l’Europa vi ha etichettato come i cugini poveri che devono essere aiutati ma solo dopo essere stati duramente umiliati?

O pensi forse che quello che vedi ogni giorno sia ad esclusività della terra ellenica.

Credi realmente che parcheggiare male, in barba alle regole del vivere civile e l’educazione, sia ad esclusivo appannaggio della Grecia? Allora vieni a Bari o Napoli e vedrai cosa significa parcheggiare male; e credimi che questo non è terzo mondo.

E non è terzo mondo quando mi accompagni all’ospedale ed il medico di corsia si impegna a visitarmi e non mi manda via se prima non ha controllato che tutto vada bene andando anche oltre il suo turno di lavoro perché in Italia, a volte, il turno di lavoro molti medici neanche lo finiscono.

O credi che siete terzo mondo quando lo Stato obbliga i bar a dare un bicchiere d’acqua a chiunque la chieda e non permette di staccarla a chi non paga la bolletta perché è un bene primario. In Italia non solo ti chiudono l’acqua ma ti levano fino all’ultima goccia di sangue se non paghi i tuoi debiti, fino a levarti la prima casa… ah scusa, dimenticavo che in Grecia non esiste una legge che permette di pignorare la casa se hai debiti.

O forse pensi che il terzo mondo sia quello che sta accadendo dal punto di vista politico ed economico, con il vostro Tsipras che china la testa all’Europa e vede puntato il dito di chi ha creduto in lui, anche se poi quello che fa serve ad avere i soldi in tasca (chiamarla cassa non sembra bello) perché deve permettere ai pensionati, ai lavoratori ed all’economia tutta, di andare avanti, di permetterti di avere i soldi per la spesa, il ristorante, la benzina della macchina.

Perché vedi, il fatto che in banca non puoi ritirare più di 60€ non vuol dire che qualcuno ti stia facendo un dispetto: i soldi sono tuoi, puoi farne quello che vuoi.

Pensa piuttosto che il prelievo a contagocce permette a tutti di avere un minimo di liquidità e non come il vostro ex ministro che ha mandato la madre a Creta per ritirare 200.000€ e salvarsi le chiappe (ok, dovevo scrivere “culo” o “sedere” ma tanto mi hai capito lo stesso).

Sai cosa ho imparato da Voi greci? Una cosa che vi invidio?

Sapete il significato vero di due parole: “amore” e “dignità”.

E lasciate perdere tutto il resto di quello che vi sta succedendo adesso, perché in economia esistono le fluttuazioni cicliche, momenti di espansione alternati a momenti di regressione. Magari la vostra è un po’ più pesante del normale ma, rispetto a quello che i media dicono fuori dai vostri confini, non sarà poi così tragica.

Voi avete la forza per andare avanti, per rialzare la testa e dire “no, io non voglio” ad un’Europa che troppo fa da padrone.

E mentre direte questo, vi darete la mano e ve la stringerete perché siete un popolo, un vero popolo. Scendete in piazza, esasperati, ma intanto scenderete: in Italia si protesta al bar e poi chiunque torna della sua tana e la cosa finisce in quel modo senza un seguito; o al massimo poche ore con le bandiere dei sindacati che ti offrono il pranzo perché hai fatto numero.

Ed ho capito questo quando mi hai raccontato di come vi organizzate quando alla fine delle due settimane, in attesa del successivo stipendio (in Grecia gli stipendi agli statali si pagano in due soluzioni nda) con gli amici ed i parenti vi organizzate per i soldi della spesa o di quel giusto e retribuito tempo libero che avete il diritto di prendervi.

Una volta conoscevo un uomo brillante, docente di latino, che si chiamava Henny Romanin. In gita con i suoi studenti fece scrivere un cartello che recitava “timeo Danaos et dona ferentis” (temo i greci anche quando portano doni) ed oggi penso che mai questa frase sia stata più stupida.

Perché temere un popolo che è stato culla della civiltà? Il seme del sapere non muore con il tempo ma resta e quindi voi lo avete ancora nel DNA.

Abbiamo passato molte ore insieme sotto il sole di Syntagma e sorrido ancora quando rincorrevi me, Enrico, Donato ed Antonio con le tue creme di protezione solare perché avevi paura che ci scottavamo. E ancora di più ora che immagino di trovarti davanti al monitor del computer a sorridere leggermente perché magari sono riuscito a farti vedere le cose in maniera differente.

Ero venuto ad Atene per raccontare una storia, LA storia, ed ho finito per entrare in empatia con voi e di voler apprezzare ogni momento vissuto. Di conoscervi meglio, di capire che la storia di Tsipras e dell’Europa vi toccherà ma fino a che non farete un passo di lato e la farete correre dietro.

Cosa diceva il signore in riva al mare?

Siamo un popolo guerriero, combatteremo anche questa guerra e la vinceremo.

Dagli retta… credi a quello che dice perché è la realtà.

Per ora nel computer resta tutto l’archivio di materiale girato, i montaggi, i testi di Antonio ed i nostri doppiaggi. Un giorno, li cancellerò perché avrò bisogno di spazio, ma non per questo quello che penso verrà cancellato con il tasto delete.

E guarderò quella foto che ci hanno scattato al ristorante, con noi tutti, la squadra Mediaset che ha coperto con un bel po’ di fatica tutto l’evento, sotto il caldo, la gente che protestava, la coscienza di vedere gente in miseria ma anche ottimi pranzi e cene consumati pieni di risate ed allegrie, con il cameratismo tipico di chi si vuole bene.

Non mi interessa cosa la gente penserà di questi miei pensieri, mi interessa che te creda in quello che dico; mi interessa che le mie parole ti diano un po’ di sana fiducia di cui tanto hai bisogno.

E ti ringrazio per avermi fatto vedere le cose sotto un punto di vista differente ed aspetto: aspetto (perché me lo sento) di tornare in Grecia per lavoro: ti farò ancora ridere ma, ti prego… questa volta non sputarmi l’acqua addosso.

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