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Il MD, il giorno della partita, si vive con un leggero nervosismo.

Ripeto, sto guardando l’aspetto di chi affronta una Champions League facendo una semplice integrazione e non producendo la partita che poi viene vista in televisione; perché, lo ripeto, la partita che noi vediamo in televisione è prodotta da una regia centrale chiamata host broadcaster mentre chi integra, inserisce le proprie telecamere dedicate, le proprie postazione intervista ed il proprio commento.

L’appuntamento allo stadio, la convocazione, normalmente è per la tarda mattinata. La prima cosa che viene fatta è quella di ripristinare le  varie postazioni che erano stata coperte durante la notte, e fare un nuovo test generale. Il freddo potrebbe e l’umidità potrebbe aver compromesso un cavo audio o video, il segnale potrebbe non venire corretto, un apparato potrebbe essersi rotto: meglio fare un test preventivo.

Comincia il nuovo ciclo di collegamenti, di servizi, di integrazioni con i segnali vari.

Poche ore prima della partita, si svolge un briefing con il regista dove si definiscono ancora meglio i compiti durante la partita, gli spostamenti pre e post match, i ruoli e le azioni.

Poi vestiamo una casacca con il numero di identificazione, prendiamo un cestino per la cena “gentilmente offerto” dalla UEFA che ogni tanto è anche mangiabile, e poi andiamo ognuno nelle nostre postazioni, pronti a cominciare.

La prima volta che ho lavorato con quella che tecnicamente è chiamata ottica lunga (come nella foto), ho avuto più di un problema da affrontare e risolvere senza che il regista e lo spettatore se ne rendesse conto.

Le ottiche lunghe hanno diversi fattori di ingrandimento, fino a 99x (vuol dire che l’immagine è ingrandita 99 volte) e la velocità di corsa di un’ottica lunga è molto rapida, in media 2 secondi. Quindi i comandi vanno tarati molto bene in base alla propria velocità. Inoltre, le azioni da bordo campo di una partita di calcio sono molto rapide: a casa le vediamo al rallentatore, la percepiamo bene e vediamo ogni singolo movimento, ma pensate che quest’azione avviene in genere in 2/3 secondi ed in quel breve lasso di tempo il cameraman deve tenere la giusta inquadratura, mantenere la messa a fuoco (che è manuale e particolarmente rifinita) e stare anche attento a particolari eventi come ad esempio il pallone che finisce il rete e fa goal.

Anche il rallentatore è un prodigio della tecnica che lo spettatore non conosce. Un tecnico, attraverso un’apparecchiatura chiamata BLT (che è italiana) o EVS (che è belga) tiene sotto controllo 4 segnali delle telecamere, estrapolando dei passaggi e memorizzandoli in un archivio (avete presente quando i cronisti invitano la regia a rivedere un’azione???) creando gli highlights e riproponendo le azioni rallentate, il tutto senza mai fermare la registrazione. In fase di integrazione lavorano al massimo 2 di questi apparati mentre l’host broadcaster ne impiega anche 8 per 4 segnali cadauno.

Durante la partita un lavoro molto importante è delicato è svolto dal tecnico audio che deve deviare i segnali del commento, dell’ambiente, di un commento fazioso o delle interviste, in 6 o 8 canali differenti mandati via satellite insieme al segnale video che poi, dall’emissione, verrano gestiti.

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Bonucci vs. Suarez, ed io sulla destra che riprendo la loro sfida

Non è un lavoro semplice quello del fonico. Una volta in nave, al ritorno da Lampedusa, chiesi ad collega Giorgio Ruta di spiegarmi qual era il compito del fonico e mi accorsi, dopo due ore di spiegazione, che aveva appena cominciato a spiegarmi come veniva gestito l’instradamento del segnale. Figuriamoci il resto (per questo ho pieno rispetto dei colleghi dell’audio).

La partita si svolge, si gioca, finisce.

I cameraman impegnati per le interviste si spostano e si recano nell’area flash (hanno una stella colorata nel pass per una rapida identificazione) passando per dei percorsi obbligati. Si raggiungono le postazioni e si fanno le interviste.

Chi è restato libero, comincia a smontare la parte tecnica (le telecamere, le postazioni commento…) e riporla negli appositi bauli per poi portarli in regia, stando attento non solo a non dimenticare nulla ma anche e soprattutto a stare attento che non venga rubata (a Madrid furono rubate all’host broadcaster due telecamere).

Quando la produzione da il segnale di all-clear (la fine della produzione) si svolge il disallestimento vero e proprio con i cavi audio e video che vengono ritirati insieme a tutti i colleghi di tutte le produzioni (una versione più impegnativa tra shangai e twister).

I bauli della tecnica vengono riposti nel mezzo d’appoggio, le apparecchiature della regia vengono spente, e si preparano i mezzi per la partenza che avverrà a poche ore per rientrare in sede o spostarsi verso una nuova produzione.

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