Ammetto che il video di Nadia Toffa mi ha fatto male e mi ha fatto male per ben quattro volte.

Prima di tutto perché ho un figlio di 8 anni, come il protagonista di questa inchiesta, ed immaginare lui seduto in quella macchina a dire quelle cose mi leva il sonno.

Seconda cosa, perché il video parla di pedofilia che è una cosa estremamente squallida e chi la pratica periterebbe la castrazione.

Terza cosa perché casa mia è distante appena 13Km dallo Stadio San Nicola, luogo dove avvengono questi fatti.

L’ultima è che questa situazione era stata già denunciata diversi anni fa, qualcuno lo ricorda anche, qualcuno lo scrive negli articoli, ma è magicamente servita la telecamera di Mediaset, affinché gli addetti dei servizi sociali balzassero dalle sedie e si lanciassero dentro la cabina telefonica per indossare i panni di Superman ed andare a proteggere questi bambini. Ma questa cosa non mi fa male, mi fa incazzare.

Nadia Toffa ha documentato una schifezza che molti a Bari conoscevano e sono sicuro che anche gli assistenti sociali non fossero allo scuro della vicenda. Però la telecamera di Mediaset ha scoperchiato un’arnia di calabroni e, logicamente, le istituzioni si sono dovute muovere.

Antonio De Caro, sindaco di Bari, affida ad un post di Facebook la sua indignazione. Se proprio dobbiamo essere corretti, non si espone se non a rispondere ad un post.

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Ma se ascoltate bene, riuscirete a sentire il rumore delle dita che scivolano sugli specchi perché si nota una discordanza. Scrive che c’è “un’indagine avviata qualche mese fa” eppure ha “personalmente girato [la segnalazione] alla forze dell’ordine il giorno stesso in cui hanno registrato il servizio”.

E qual era il motivo di continuare a far prostituire i bambini se già sapevano da mesi questa situazione? E se c’era un’indagine in corso, perché girare la segnalazione della Toffa il giorno stesso?

Diverso il governatore della Puglia Michele Emiliano, ex sindaco di Bari, che non si espone a commentare il servizio della Toffa perché si trova in piena campagna elettorale per le primarie del PD, ma sempre dal suo profilo Facebook parla di periferie.

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Eppure, uno che ricopre tale ruolo, dovrebbe sapere cosa accade nella sua terra. Non lo sapeva quando era sindaco? Ed allora come fa a governare se non conosce?

Insomma, tirando le somme, le “maggiori” cariche istituzionali di Bari e della Puglia fanno finta che questo problema non esista, non sia esistito e non esisterà mai. Salvo poi essere tirati in ballo ed allora gonfiano in petto.

Le proteste su FB sono molte, troppe. I baresi non hanno fatto una bella figura e tutti gridano all’indignazione. Si sentono professioni di sociologia in grado di parlare di questo fatto, di sapere come vanno le cose, di come va il mondo.

Michele Corriero, presidente del Comitato Unicef Bari e Silvia Russo Frattasi, presidente Seconda Mamma, non ci stanno e propongono un’iniziativa (scarica il PDF).

Non possiamo più assistere né accettare che i bambini e le bambine siano usati e venduti! Siamo davvero sconvolti per quello che abbiamo visto. Siamo sconvolti perché quegli Orchi esistono e sono proprio accanto a noi. Siamo genitori, mamme e papà di bambini dell’età dei piccoli violentati e privati della spensieratezza. Derubati di ciò che per i nostri figli è scontato: la protezione. Questa volta abbiamo toccato il fondo e vogliamo urlare a tutti che noi non ci stiamo. Bari non ci sta. Bari non è questa. Bari vuole i nomi. Abbiamo diritto di sapere. Abbiamo il diritto di poter difendere i nostri bambini e far sì che tutto questo non accada mai più

Ma la colpa di questo, oltre che dei pedofili che spero facciano una brutta fine, è prima di tutto delle istituzioni sonnacchiose; del funzionario che oramai ha dimenticato il suo ruolo e timbra il cartellino in tempo per andare a pranzo.

E’ colpa di chi riceve la denuncia e la mette in un cassetto perché troppo impegnato nella pratica dell’amico o magari in un’altra denuncia.

E’ colpa di chi dice “perché me ne devo preoccupare io?” e gira la sedia da un’altra parte.

E’ colpa di chi allarga le braccia e dice che tanto la situazione non può cambiare, dimenticandosi che è proprio lui uno di quelli che può farla cambiare.

Generalizzo perché ci sono anche molte persone che il loro lavoro lo fanno bene e con le dovute accortezze ma, ho paura, non sia stato questo il caso.

Non ho la palla di vetro ma sono convinto che tra pochi giorni, questi bambini saliranno nell’ennesima macchina e gli assistenti sociali continueranno ad ignorare quello che accade perché troppo faticoso uscire dall’ufficio dove sono coccolati da una poltrona (chissà quale scusa inventano o inventeranno) ed i politici saranno troppo impegnati a costruire la loro carriera per pensare che su quella macchina, una volta, ci sarebbe potuto salire un loro figlio.

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