3:36 del Mattino, 24 Agosto 2016.

Amatrice, in provincia di Rieti, insieme ad altri piccoli paesi limitrofi, viene quasi rasa al suolo da un violento terremoto di magnitudo 6.3 della scala Richter.

299 morti e 388 feriti.

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Migliaia di persone, da quella notte, non hanno più avuto una casa, ma neanche una notte tranquilla.

La paura non è passata e credo non passerà mai: ad ogni minimo rumore salti, ad ogni persona che alza la voce hai un attacco di panico, guardi tutti gli edifici nei quali devi entrare e se non pensi che siano sicuri non entri. Convivi con l’ansia.

Monica ha 47 anni, una figlia e lavorava all’ospedale di Amatrice come OSS mentre oggi il suo turno lo passa in un ambulatorio provvisorio. Ogni giorno percorre 185Km dall’hotel di San Benedetto del Tronto dove è alloggiata provvisoriamente fino a quando non gli daranno un SAE. Dovrebbero darne 500 ma per ora sono state date 25 e gli occupanti sono stati estratti a sorte in una cinica riffa.

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Alcune convenzioni tra Stato ed hotel finiranno ad Aprile e gli sfollati si troveranno nuovamente senza tetto sulla testa. Si sta trattando per proseguire tale convenzione altrimenti si vedrà.

Le Istituzioni, la protezione civile, i volontari, gli italiani… sono stati tutti presenti e solidali all’inizio. Ora, passata l’onda emozionale ed andate via le telecamere, com’è la condizione di Amatrice? (ed intendo anche tutti i paesi intorno).

Non tocchiamo questo tasto, le istituzioni inesistenti, la protezione civile una massa di caproni che non hanno capito che sono qui per aiutarci e non complicarci la vita,l’esperienza del terremoto dell’Aquila non gli ha insegnato nulla, peggio di così non potevano fare. Se abbiamo qualche aiuto è solo per il buon cuore degli italiani.

Le telecamere sono state  presenti e invadenti da subito, ti seguivano pure se andavi in bagno, ti entravano in tenda, insomma uno schifo. Hanno lasciato un paio di giornalisti  dei TG Regionali tanto ormai, secondo loro, l’emergenza era passata: insomma una porcheria

La punzecchio chiedendogli cosa pensa della questione, sollevata da alcuni programmi televisivi e da alcuni spot elettorali, con gli immigrati alloggiati negli hotel a tempo indeterminato e loro, anche durante le violenti nevicate e le temperature rigide, nelle tende o nelle roulotte.

Io non ce l’ho con gli immigrati, perché sono pedine di un sistema errato. Ce l’ho con le istituzioni che tutelano più loro che noi. Ce l’ho con l’indifferenza.

Proprio per parlare di indifferenza delle istituzioni, mi parla di sua figlia Mariachiara: ha aperto una gelateria i primi di Giugno, appena un mese prima del terremoto, ed ora lo Stato batte cassa.

Le tasse ce le hanno bloccate per sei mesi. Ora tutto è tornato “normale” e quindi a breve dovremmo pagare l’INPS e tutto il resto. Siamo in attesa che escano le modifiche sul Decreto con la speranza che si mettano una mano sulla coscienza ma fino ad allora abbiamo un debito di 2.000€. Sembrano poche ma credetemi che per chi ha subito quello che abbiamo subito noi, sono un’enormità. Inoltre dobbiamo pagare un affitto di locazione della sua casa che è momentaneamente inagibile, ma capisci che senza lavoro è molto difficile.

Gli occhi sono un po’ arrabbiati, ma sono anche stanchi, rassegnati, impauriti. Mi dice che molti di quelli che chiamava amici sono spariti ma anche qualcuno con cui aveva poca confidenza è stata una presenza forte e costante tanto da rincuorarla per quel poco che era possibile.

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I ricordi di quella notte sono e saranno sempre vivi.

Non ho pensato a quanto potesse essere grave quello che era accaduto. Ho pensato alla mia famiglia. Ho cercato di capire se eravamo tutti vivi anche se il buio non mi permetteva di vedere e capire nulla perché c’era solo una  gran polvere e puzza di cemento e gas. Però in questa macchina di solidarietà c’è stata qualche cosa che non è andata bene: mi riferisco alla presenza di curiosi e persone inutili, ma anche al comportamento di quelle persone che erano li per aiutarti eppure non riuscivano a capire il tuo disagio ed il tuo smarrimento.

La domanda è secca e rapida, pronunciata a metà tra curiosità e cattiveria, perché in ogni storia c’è un inizio, un proseguimento ed una fine ed è proprio di quest’ultima che bisogna preoccuparsi: come e dove vedi Monica ad un anno dal terremoto? E tra 10 anni?

Sicuramente Monica tra un anno sarà ad Amatrice, perché qui è il suo posto , qui c’è il suo lavoro, qui c’è tutta la sua vita. Monica ama Amatrice. Tra 10 anni non saprei, perché io una possibilità ad Amatrice voglio darla, spero ci siano i presupposti per ripartire anche se adesso non si vede niente. Le Istituzioni sono presenti solo per eventi , inaugurazioni e sfilate. Insomma, per farsi belli.

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