Quando hai vent’anni, ti senti padrone del mondo e sei pronto a cambiarlo come più ti piace. Questo deve aver pensato Philipp Budeikin, il 22enne russo arrestato in questo giorni perché autore di un gioco di gruppo che fino ad ora ha provocato la morte di 157 ragazzi (forse 1 anche in Italia).

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Philipp Budeikin dietro le sbarre dice di aver iniziato un’opera di purificazione

Il gioco si chiama Blue Whale, la balena bianca, e un servizio di gran classe giornalistica è stato realizzato dalle trasmissione Le Iene sulle reti Mediaset, a firma di Matteo Viviani e Gastone Zama.

Il gioco è semplice, si tratta di indurre al suicidio il giocatore: 50 giorni di gesti folli che a confronto Arancia Meccanica è un film per bambini, fino all’ultimo livello, quello dove si chiede al ragazzo di buttarsi da un palazzo, il più alto della città, facendosi filmare e pubblicando in rete il video.

Oppure come la prima vincitrice del gioco, Veronika Volkova, che si è stesa sui binari del treno e si è fatta decapitare.

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La prima “vincitrice” di Blue Whale

Inutile perdere tempo con spiegazioni e quant’altro perché sui giornali si trova di tutto, e per facilità ti invito a leggere questo articolo, ma anche quest’altro, almeno puoi scoprire tutti gli step del gioco.

Quello che però non riesco a comprendere, a capire, a concepire, è il motivo che spinge un ragazzo a fare un gesto del genere. Qual è la causa scatenante che ti permette di porre fine, da giovane, alla tua vita?

Quando io ero bambino, il massimo della trasgressione era punire i genitori colpevoli di non comprenderti (a volte, non nel mio caso, ti comprendevano a cintate) scappando di casa, con il risultato di arrivare in ritardo per cena e caricarti di un’ulteriore punizione, oppure di saltare la cena, oppure entrambe le cose.

In questo giorni, il ministro della difesa Pinotti ha proposto la reintroduzione del servizio militare, e subito una valanga di critiche e obiezioni sono venute giù dalla montagna degli stereotipi che svetta tra i ragazzi. Uno di questi è che già troppe regole sono imposte dalla scuola (?) figuriamoci un anno di naja.

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Ma vedere il servizio di Viviani, sentire queste parole e vedere i ragazzini moderni in giro o seduti al tavolo dei fast-food, mi obbliga a pensare che esistano degli usi e consuetudini che dovrebbero essere riproposti quasi in maniera obbligatoria.

Come, ad esempio, quello di tornare a controllare i figli in maniera discreta ma presente, capendo e percependo ogni loro disagio non solo perché a cena, quando si mangia insieme, non finiscono lo frutta; magari dal tono di voce, magari dallo sguardo.

Personalmente, ho sempre detto a mio figlio che io non sono il suo amico, sono suo padre, e come tale sarò sempre presente e pronto ad aiutarlo, sarò il primo a fargli capire dove sbaglia e dargli consigli se me lo dovesse chiedere. Ma non per questo sarò il suo amico, perché l’amico è colui che non ha legami aurei.

La vicenda del gioco Blue Whale mi spinge a pensare che questi ragazzi hanno dei disagi, quelli tipici di tutti i giorni che già il comico Beppe Grillo aveva evidenziato nel suo spettacolo del 2005.

I bambini, devono tornare ad avere il sacro diritto di rompersi i coglioni

perché nella società di oggi hanno troppi stimoli.

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Troppi stimoli per un adolescente che arriva ad annoiarsi per sfinimento

Intanto la scuola che oramai fallisce il suo programma di educazione. Notizia di questi giorni, una conferenza organizzata dal MIUR contro il bullismo e mandata in diretta streaming da molte scuole è stata interrotta proprio perché l’attore-relatore Paolo Ruffini, si è comportato da bullo. Perché poi noi i valori morali ed etici li vogliamo far spiegare da un attore.

Se non bastasse quest’ultimo caso, possiamo ricordare le mille volte che viene inserita la parola psicologia in tutto: vietiamo metodi educativi perché psicologicamente turbanti. Non facciamo i compiti in classe a sorpresa per le stesse ragioni, non rimproveriamo perché altrimenti l’equilibrio psicologico ne risente.

Ma prima ancora della scuola c’è la famiglia che non svolge più il suo ruolo cardine. Genitori distratti da mille eventi, che quando smettono la loro giornaliera battaglia con la sopravvivenza (si chiama “lavoro”) sono troppo stanchi per ascoltare i figli e vedono tablet ed internet un valido alleato per alleggerirsi il problema.

E tante mamme che riempiono la giornata dei figli con palestre, corsi di calcio, di tennis, di golf, inglese e pianoforte solo per vederli crollare la sera a letto e dire agli amici «faccio tanti sforzi per garantirgli un futuro» tranne quello però di fare i genitori.

E poi i ragazzi, in parte colpevoli di quello che accade, che si sentono forti e pronti a spaccare il mondo, ma che sono giunchi al vento pronti a piegarsi quando il più figo parla; giovani che voglio distinguersi, vestendosi e comportandosi come tanti altri ragazzi che li omologano.

Qualcuno dice che Blue Whale sia una notizia falsa, inventata, che non esiste; forse è vero e lo spero perché 157 ragazzi morti sono troppo, anche se le foto ed i video che ho visto sono inequivocabili. Però esiste un problema ed esisterà fino a che noi adulti, che siamo i genitori e gli angeli custodi di questi cuccioli, non decidiamo di tornare un po’ indietro sui nostri passi, e dedicarci al mestiere più bello del mondo con tenacia, voglia e passione: educare.

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