Un titolo difficile, fastidioso, provocatorio, offensivo, ma temo non sia sbagliato ed in molti oramai cominciano a condividere la mia idea perché il percorso che ha affrontato questa “storia” può avere dell’assurdo.

Parliamo di Massimo Bossetti, condannato in appello all’ergastolo perché ritenuto colpevole dell’omicidio della giovane Yara Gambirasio ma che potrebbe essere in realtà, un capro espiatorio per un sistema investigativo errato.

La vicenda è nota: una ragazza che scompare il 26 Novembre 2010, il corpo che viene ritrovato senza vita il 26 Febbraio 2011, un esame autoptico che rivela una o più traccie biologiche, le (costose ma giuste) indagini che non si fermano e, per ultimo, la conferenza stampa dell’allora ministro dell’interno Angelino Alfano che annuncia l’arresto dell’assassino.

Dettagli sulle indagini, il video dell’arresto con un trattamento degno del peggior assassino (ridicolo a giudizio mio) ed un dispiegamento di polizia e carabinieri senza eguali, processo mediatico, analisi psicologica e mediatica, la vita di Bossetti analizzata e giudicata.

Non vengono risparmiate neanche le figurine del figlio che gli inquirenti sequestrano perché il padre, il mostro senza scrupolo, le aveva comprate vicino alla palestra dove si allenava la ginnasta.

La signora Bossetti, la moglie di Massimo, accusata di adulterio come se fosse lei l’imputata con il vestito della fedifraga cucito finemente addosso. La mamma altrettanto infangata al punto di proclamare massimo come figlio di un altro. Ricostruzioni, storie, pregiudizi.

Gli inquirenti mettono nel dimenticatoio la storia di Mohammed Fikri che viene sospettato, in seguito ad una traduzione errata, ricercato ed arrestato facendo addirittura rientrare in porto una nave, salvo poi scagionarlo con una pacca sulla spalla.

Si arriva al processo e Bossetti viene condannato in primo appello all’ergastolo. Lui ha fiducia nella giustizia perché è innocente ma viene deluso amaramente.

Gli avvocati tornano all’attacco, un nuovo processo ed una nuova condanna, una conferma all’ergastolo. Bossetti è disperato: chi non lo sarebbe?.

Ma è proprio il boicottaggio dei giudici alla difesa che mi convince dell’innocenza del muratore, soprattutto quando si scopre che il video del furgone era stato realizzato dagli investigatori ad uso mediatico.

Analizziamo i diversi punti in un cammino logico.

Dopo il ritrovamento del corpo di Yara, la scientifica rileva campioni di DNA alla popolazione. Se Bossetti fosse stato l’assassino, sarebbe sicuramente scappato. Facendo il muratore non ci avrebbe messo troppo ad andare fuori Italia come fanno molti.

Lui resta! Delle due l’una: è uno stupido e presuntuoso oppure è innocente.

Gli inquirenti confezionano un video ad hoc, e questo va tenuto in mente per il secondo punto.

Bossetti viene fermato per un controllo di notte; gli fanno l’alcol test e lo portano immediatamente ad analizzare. Risulta essere lui “ignoto 1” e viene arrestato. Ma gli inquirenti non permettono un secondo test ed il primo è stato fatto in assenza dei legali della difesa.

Chi mi dice che anche il test non sia stato fatto diventare positivo?

E poi quella berlina mediatica al grido di “abbiamo preso il mostro”. Chi mai potrebbe discolpare una persona la cui colpevolezza è stata scolpita nel marmo?

Gli avvocati, se leggi amo gli atti del processo, si trovano davanti a dei mulini a vento difficili da combattere. Atti che non vengono presi come prove, testimonianze vietate, una sentenza che per molti era già stata scritta.

Io sono innocente. Mi auguro dal più profondo del cuore che lo siate anche voi

Furono le severe parole di Enzo Tortora al suo processo, pronunciate stando rivolto ai giudici, e queste parole dovrebbero sostituire la scritta “la legge è uguale per tutti” nelle aule dei tribunali.

Massimo Bossetti non sarà mai scarcerato, non avrà mai sconti, non sarà mai più un innocente neanche se un domani il vero assassino dovesse confessare.

Sarebbe l’ennesimo fallimento di una giustizia che troppe volte deve fare i conti con gli errori di un uomo.

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