Credo che Maurizio Angeloni sia il peggior rompipalle del mondo, che molto ricorda Che Guevara, il medico rivoluzionario che marciava al grido di “qui non si arrende nessuno“.

Ma purtroppo (per molti) l’essere rompipalle di Maurizio è di quello buono, di quelli sincero, di quello genuino, di quello che servirebbe molto in Italia, un Italia che non vuole cambiare.

Non ricordo quando l’ho conosciuto, ma ricorderò sempre che a Lui (la “L” maiuscola è intenzionale), devo il merito di avermi fatto vivere forse la più importante avventura della mia vita professionale ma soprattutto umana: il viaggio in Bolivia, a Potosi, per realizzare un documentario (vedi il documentario).

Ho visto Maurizio gestire l’ufficio della Cooperazione Italiana a Potosi come un bravo padre di famiglia, ricordando a tutti che il capo era lui e che lui aveva le sue responsabilità. Eccolo quindi andare presto in ufficio la mattina, fare telefonate, scrivere mail, organizzare, supervisionare, acquistare materiale, spostarsi, fare sopralluoghi… farsi rispettare con sincerità e non costrizione, creare squadra ed affiatamento.

L’ho visto ascoltare le lamentele di un squadra di soccorso in miniera e risolverli dopo pochi minuti: e parliamo dell’acquisto di una autoambulanza e non di un kit di scarpe.

L’ho visto incontrare politici lindi come la carta igienica, affrontarli a testa alta e chiudere l’incontro con loro che riconoscevano il suo operatore.

L’ho visto stare in mezzo alla gente per capire quali erano i veri problemi e quali i capricci anche se, in quei posti, pochi sono i capricci e moltissimi i problemi.

«Qui c’è un Panzer, si chiama Angeloni» disse un giorno ad uno di loro mentre spiegava come aveva destinato della aree inutilizzate dell’ospedale Bracamonte.

Facile fare queste cose quando ci sono i soldi, ma Maurizio tanti fondi non ce l’aveva, ma anche Che Guevara ha fatto la rivoluzione partendo con 12 uomini; attrezzature, medicinali, formazione degli operatori sanitari, mezzi di trasporto, tutto acquistato con pochi fondi e molti voli pindarici al punto che, più di una volta, ho pensato che fosse stato Lui stesso a mettere mano al portafoglio.

Perché i soldi, per Angeloni, non sono importanti più delle idee e degli obiettivi di vita, e non lo dico perché sono un amico (onorato di esserlo) ma perché riconosco il suo carisma.

Ora si è lanciato in politica, e sicuramente di merda addosso gliene butteranno parecchia, perché nella politica italiana non ci sono alleati ma nemici. Gli cuciranno addosso mille vestiti che non sono i suoi e che lui appenderà nell’armadio, a differenza delle idee e delle azioni che stenderà in bella vista sul balcone.

E se dovesse gestire un incarico pubblico come ha gestito il suo impegno a Potosi allora si che la gente tornerebbe ad avere fiducia nella politica VERA.

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